PRIMA PAGINA DI UNA NUOVA VITA

Racconto in concorso

PRIMA PAGINA DI UNA NUOVA VITA

Di Antonio Crisafulli

Spesso, quando si insegue un obiettivo da tutta la vita, si finisce per avere una visione distorta di ciò che ti circonda. Inizi a pensare che tutto quello che fai sia giusto… e, soprattutto, che quando finalmente avrai dimostrato di avercela fatta, tutti capiranno le tue scelte. Questo perlomeno era quello che pensavo mentre mi dirigevo alla ferrovia… mentre correvo per raggiungere il mio destino. Pensavo a poco prima, quando scappando di casa avevo disubbidito all’ordine di mia madre di non uscire. Pensavo alle parole di Ariadna, che diceva che sarebbe stato troppo pericoloso… Loro non capivano. Come potevano? Ma non era il momento di pensare, era il momento di agire.

Nonostante siano passati tanti anni, ricordo ancora quella notte. Ricordo perfettamente il suono del corno… non l’avevo mai sentito. Stando ai libri di storia, l’ultima volta che qualcosa aveva superato la grande barriera dietro la montagna fu duecentocinquant’anni fa. Quella volta fu un disastro senza precedenti. Ecco perché per molti quel suono significava morte e distruzione. Ma, per me, quel suono rappresentava un’occasione, l’occasione di cambiare le cose. Ora so di essere stata incosciente… ma in quel momento non riuscivo a pensare ad altro. Ecco perché quella sera iniziai a correre.

Quando sei una ragazza che nasce sulle Vette, la tua vita è già scritta. Sai fin dal primo giorno quale sarà la tua strada, e non puoi cambiarla. Sei destinata alla Chiesa e quello sarà il tuo unico scopo, nient’altro. Ma come potevo io, Mira, discendente dalla famiglia Alexandra, una famiglia che da secoli difende le Vette, essere costretta ad una vita che non le apparteneva e che mai le sarebbe appartenuta… Volevo solo fare la mia parte, onorare quel nome, così come stavano facendo mio padre e mio fratello… Per anni sognai di diventare come loro, di seguire il loro esempio, quindi mi allenai. Mi allenai dedicando tutta me stessa a questo obiettivo… tutto, pur di avere una possibilità di cambiare le cose. Ecco perché quella notte ho agito, avrei dimostrato che loro si sbagliavano, che il mio destino non era scritto.

Oggi capisco però che il sogno che avevo in mente, era più grande di me. Sì, a ripensarci oggi me ne pento; eppure, il piano era semplice: arrivare alla ferrovia, ricongiungermi ai guerrieri che sarebbero tornati per difendere la città e poi trovare mio fratello… In fondo, i guerrieri erano estremamente abili, non c’era modo di perdere! Certo non ero al loro livello, ma gli anni di allenamento mi aveva insegnato molto. Sapevo come muovermi. Ero pronta. Ero eccitatissima… e nella mia testa funzionava tutto. Ricordo bene la sensazione… Correvo, correvo verso il mio futuro. Sentivo il vento gelido che dalla barriera lontana, dietro la grande e maestosa Montagna, arrivava fino a me, toccandomi il volto, quasi come fosse una sfida, il che mi esaltava ancora di più; finché, quasi arrivata alla stazione, di colpò mi bloccai… Lampi di luce accecanti… confusione, paura… e poi un brivido di freddo su tutta la schiena. Non riuscivo più a controllare il mio corpo. Non riuscivo nemmeno ad emettere un fiato. Terrorizzata stavo lì inerme, senza controllo… Non so quanto durò quel momento, però mi sembrò un’eternità.

Quelle sensazioni furono l’ultima cosa che ricordo, e poi… il buio…

Mi svegliai la mattina dopo in una casa che sembrava essere stata allestita in tutta fretta, per soccorrere le persone. Ero stanchissima, dolorante, disorientata… Vedevo tutto sfocato, ma riuscivo comunque a percepire il gran viavai di persone. Appena riuscii finalmente a riacquisire pienamente la vista, la vidi. Mia madre, stava seduta su una sedia davanti al letto. Non riuscì che ad emettere appena un sibilo, ma tanto bastò per ottenere la sua attenzione. Non dimenticherò mai il suo sguardo. Quello sguardo freddo e distaccato che aveva sempre avuto non c’era più. Il suo volto adesso era pieno di rabbia e commozione allo stesso tempo.

Vedevo in lei la gioia di vedermi viva, e la rabbia per aver fatto quello che avevo fatto.

Poi iniziò a parlare, anche se non so se in effetti si possa definire parlare. In un misto di urla e disperazione mi disse quanto io fossi stata stupida con il mio gesto, quanto quell’azione poteva costarmi la vita, e come, l’aver perso una gamba, a quel punto era stata una benedizione. Tremai, poi mi resi conto della mia condizione… non riuscivo a crederci. Ma ancor prima di metabolizzare quanto era successo, ecco che mi disse quanto danni avevo effettivamente fatto, seppi in quel momento che mio fratello era morto… a causa mia!

Non riuscivo a capire, ma prima che mia madre potesse spiegarmi, arrivò un medico che ristabilì un po’ d’ordine. Dovevo essere medicata, e mia madre venne fatta uscire. Mentre mi medicavano, tra i dolori e tutta la mia confusione, cercai di riprendermi, così chiesi al medico qualche delucidazione. Che cosa era successo alla mia gamba? Come ero arrivata lì? Cosa era successo alla città? Ma soprattutto cosa era successo a mio fratello? Purtroppo, nemmeno in questo caso riuscii ad ottenere risposte, mi disse solo che ero stata portata lì da qualcuno durante la notte, ma non sapeva chi fosse. Era stato mio fratello a portarmi lì? Cosa c’entravo io con la sua morte? Non ricordo nemmeno di averlo incontrato nel tragitto… Non capivo, mi esplodeva la testa.

Restai sola per un po’. Stranamente mia madre non rientrò dopo quella discussione. Non sapevo dove fosse. Stavo lì, con tante domande ma senza risposte. Ma poi ad un certo punto, dalla porta intravidi Ariadna. Quando mi vide sveglia, corse verso di me e mi abbracciò, stando attenta a non farmi male. Piangeva, e prima che potessi dirle qualsiasi cosa, mi chiese scusa…

Sono successe tante cose quel giorno, ho ricevuto notizie terribili e che avrebbero cambiato la mia vita per sempre, ma quelle parole mi scosserò più del previsto. Le chiesi cosa volesse dire, e così mi spiegò. Quella notte dopo la mia fuga da casa, decise di seguirmi, era troppo preoccupata per me per stare chiusa in una stanza. Ripensai a quanto dovevo essere stata egoista in quel momento… assolutamente convinta delle mie scelte, per una causa esclusivamente personale, senza preoccuparmi dell’effetto che tutto ciò, avrebbe avuto sulle persone intorno a me. Continuò raccontando che sapeva dove mi stessi dirigendo e nel percorso incontrò mio fratello. Gli disse cosa volevo fare, e così insieme iniziarono a cercarmi. Quando mi trovarono ero lì, per terra, priva di sensi. Così decisero di portarmi al sicuro. Stando alle sue parole, mentre seguiva mio fratello con me in braccio, percepiva la terra tremare, vedeva i palazzi crollare, e sentiva il fuoco invadere tutta la città… ma nemmeno lei sapeva cosa effettivamente l’avesse invasa. Ad ogni modo si diressero verso un luogo sicuro il più velocemente possibile, ma nel tragitto una casa crollò poco sopra di noi, e mio fratello nel tentativo di salvarci, ci spinse fuori dalla traiettoria del crollo, rimanendo schiacciato dalle macerie. Ariadna non poté fare nulla per lui. Non c’era tempo. Doveva scegliere, o me o lui… Scelse me, e mi portò al sicuro. Ecco del perché delle scuse. Pensa… io avevo messo in pericolo la mia migliore amica per il mio stupido ego e lei era quasi morta per questo… eppure era stata lei a scusarsi per prima, per non aver potuto salvare mio fratello. Mi sentii una merda… Scoppiai a piangere, un pianto liberatorio e di tristezza.

Dopo qualche minuto, mentre ero ancora vicino ad Ariadna, tornò mia madre. Stavolta non era sola, arrivò mio padre. Lei aveva ancora lo stesso sguardo di prima, non disse nulla… Mio padre, invece. con una calma quasi surreale rimase lì, a guardarmi per qualche secondo, in silenzio, come se volesse capire prima di tutto se stessi bene. Non sembrava volesse parlarmi, ma poi lo fece. Con un tono calmo e pacato mi disse che tra qualche ora avrei lasciato le Vette. Un carro mi aspettava per portami a Tera. Lì avrei ricevuto le cure adatte per la gamba… ma non fu quello a sconvolgermi, bensì che quel posto sarebbe diventata la mia nuova casa: non sarei mai più dovuta tornare sulle Vette.

In quel momento mi si gelò il sangue e sentii qualcosa dentro di me rompersi… eppure, sapevo che mi ero meritata questa punizione. Ovviamente non dissi nulla. Nessuno in quella stanza disse nulla. Ci fu un silenzio irreale. Poi mio padre mi salutò freddamente, e uscì, facendo largo ai medici.

Iniziarono a sistemarmi per il viaggio e, infine, dopo gli ultimi preparativi fui trasportata su un carro. Con me vennero mia madre e Ariadna. Mia madre si sciolse e mi diede un bacio in fronte. Mi sussurrò che le dispiaceva, e poi senza dire altro si allontanò. Non riuscii a dire nulla, le lacrime parlavano per me. Poi si avvicinò Ariadna, anche lei in lacrime. In effetti non so nemmeno se avesse mai smesso da quando mi aveva visto sveglia… Si tolse un orecchino, e lo mise nella mia mano, dicendomi che un giorno avrei dovuto restituirglielo. Fu il primo momento da quando mi svegliai che mi diede un po’ di sollievo. Poi anche lei se ne andò. A quel punto venni trasportava sul carro… vidi la città allontanarsi dietro di me. Era la prima volta che lasciavo le Vette, e non avrei mai immaginato che sarebbe stata in questo modo… Non sapevo cosa mi avrebbe riservato il futuro, ma da lì a poco l’avrei scoperto. Per quanto facesse male, sapevo di meritarmi tutto questo. Ero stai io, con le mie azioni, a causare tutto questo. Ironicamente, quella notte avevo lasciato la mia casa per rincorrere il mio destino, per cambiare il mio futuro e in effetti ero riuscita in questo intento…. ma non avrei mai immaginato che sarebbe costato così tanto.

Una risposta.

  1. Lorenzo ha detto:

    Voto questo racconto. PLMi piace il genere, inoltre vi sono delle aderenza attualissime alla realtà internazionale e la indipendenza dei popoli.

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